

Due.

Dall'espansionismo francese.
alle guerre di successione.


10. I conflitti europei del Settecento: la guerra limitata.

Da: G. Parker, Guerra e rivoluzione militare (1450-1789), in
Storia d'Europa, 4, L'Et moderna. Secoli sedicesimo-diciottesimo,
Einaudi, Torino, 1995.

Nel seguente brano lo storico inglese Geoffrey Parker tratteggia i
lineamenti dell'evoluzione militare europea avvenuta fra la
seconda met del Seicento e la Rivoluzione francese. Verso la fine
del secolo diciassettesimo la Francia di Luigi quattordicesimo era
diventata, grazie al potenziamento ed alla riforma strutturale del
proprio esercito, la maggiore potenza europea: mentre l'esercito
poteva contare su centinaia di migliaia di soldati disciplinati e
ben diretti, una vera e propria costellazione di fortificazioni fu
eretta a difesa dei confini orientali della Francia dal marchese
di Vauban, ingegnere militare di Luigi quattordicesimo. Il modello
francese di rinnovamento militare fu imitato, cos come la formula
politica dell'assolutismo, da altri stati quali Austria, Prussia
e Russia, cosicch si instaur un notevole equilibrio di forze. I
conflitti europei si andarono cos trasformando da teatri di
battaglie campali, un tempo decisive, in costose e lunghe campagne
caratterizzate soprattutto da assedi dai risultati inconcludenti o
limitati, non corrispondenti alle energie profuse.

Tre sono i principali sviluppi che caratterizzano la situazione
bellica occidentale nel periodo 1660-1789. Primo, la Francia
divenne la principale potenza militare d'Europa, attraverso un
impressionante potenziamento del proprio esercito e la
ristrutturazione radicale dell'amministrazione militare. Secondo,
il sistema francese si diffuse verso est, soprattutto in
Austria, Prussia e Russia, che durante questo periodo si
trasformarono in potenze militari di primo piano. Infine, gli
stati occidentali ricorsero alla loro potenza militare per
estendere i propri conflitti anche ad altri continenti: oltre che
in Europa e sui mari, la guerra si combatt ora anche in America,
Africa e Asia.
Le trasformazioni dell'organizzazione tattica degli eserciti
furono molto lente durante l'arco di tempo in esame. Bench le
armate mobilitate dalla Francia in tempo di guerra passassero da
un totale di 125 000 uomini nel 1650 a quasi 400 000 verso la fine
del secolo, quasi la met delle truppe continuarono a essere
assegnate al presidio delle piazzeforti. Il resto continuava a
combattere - quando si scendeva sul campo - in lunghe linee
sottili di fanti (sei ranghi negli anni Sessanta del
diciassettesimo secolo, quattro o addirittura solo tre all'inizio
del secolo successivo): soldati armati di moschetto e baionetta
(che a partire dagli ultimi anni del secolo aveva sostituito la
picca), con la cavalleria dispiegata sui fianchi e le batterie di
artiglieria disposte lungo la linea frontale. L'aumento delle
dimensioni dell'esercito di Luigi quattordicesimo diede peraltro
origine a numerosi altri importanti cambiamenti. Il primo  il
controllo assai pi stretto esercitato dal governo su ufficiali e
truppa: ai primi si prescrisse di restare con i soldati, invece di
trascorrere il proprio tempo oziando a corte, ai secondi si
cominci a dedicare maggiori attenzioni (gli Invalides si
prendevano cura degli infermi, mentre grandi magazzini garantivano
l'approvvigionamento di cibo ed equipaggiamento per i sani) e a
imporre una disciplina pi rigida (la diserzione venne punita con
la morte o i lavori forzati, e pene analoghe furono previste per
chi si fosse reso colpevole di saccheggio e altri reati). A un
gruppo di intendenti militari - dei funzionari civili aggregati a
ogni armata - fu affidato il disbrigo di quella pletora di compiti
attinenti la gestione amministrativa dell'esercito, sotto il
controllo diretto del marchese di Louvois, lo spietato ma
efficiente ministro della Guerra del Re Sole (1666-91).
Il costo di questi cambiamenti, tuttavia, si rivel proibitivo.
Luigi quattordicesimo non affront mai a fondo la questione del
finanziamento della guerra, impedendo cos che anche in Francia si
instaurasse un sistema di credito a lungo termine e basso costo
come quello organizzato dagli Inglesi e dagli Olandesi. Jean-
Baptiste Colbert, ministro delle Finanze di Luigi fra il 1661 e il
1683, tent di razionalizzare in qualche modo la politica fiscale
francese, ma trov ostacoli insormontabili nella continua
propensione per la guerra del suo re. Nel novembre del 1671,
Colbert, che si era opposto tenacemente al piano di Luigi di
scatenare un'invasione di sorpresa della Repubblica d'Olanda, fece
un ultimo tentativo per disssuadere il sovrano: durante un
colloquio, il ministro afferm di non sapere come finanziare
l'impresa. Sono affari vostri - gli rispose gelidamente il re -.
Se voi non siete in grado di trovare il denaro, qualcun altro lo
far al posto vostro. Colbert si arrovell per una settimana
(durante la quale si registra un vuoto totale nel suo voluminoso
carteggio), ma infine capitol ed elabor una politica fiscale
basata sul credito a breve termine garantito da impegni sulle
entrate future.
Ad ogni buon conto, Luigi si serv anche di altri sistemi
finanziari, oltre alle tasse e al credito, per far s che la
guerra, almeno in parte, si pagasse da s. Anzitutto, le truppe di
stanza in territori esteri esigevano che le popolazioni delle zone
occupate fornissero dei contributi, vale a dire dei pagamenti ad
hoc in denaro e in natura. Verso la fine del diciassettesimo
secolo questo sistema copriva intorno al 20 per cento delle
entrate dell'esercito: le citt e i villaggi si vedevano
notificati i contributi da versare su moduli prestampati, ciascuno
compilato individualmente e spedito per posta. Estorcere fino a un
quinto del costo degli eserciti di Luigi quattordicesimo
direttamente alle comunit locali, tuttavia, significava gravare
pesantemente su di esse, tanto che il pi delle volte il
contributo poteva essere riscosso soltanto con la minaccia di
mettere a ferro e a fuoco i villaggi riluttanti. Nel 1691 lo
stesso re osservava: Bench sia terribile vedersi costretti a
radere al suolo dei villaggi per costringere gli abitanti a
versare i contributi, giacch non si riesce a convincerli con
mezzi meno drastici non possiamo far altro che continuare con
questi sistemi.
Una buona parte della spesa militare francese, ad ogni buon conto,
era destinata alla costruzione di roccaforti e alla produzione di
armi pesanti pi che non al mantenimento e all'equipaggiamento
delle truppe. Fra il 1670 e il 1702, sotto la direzione di
Sbastien Le Prestre de Vauban, il sovrintendente alle
fortificazioni di Luigi quattordicesimo, fu eretto alle frontiere
francesi un impressionante sistema di difesa in profondit
articolato su fortezze d'artiglieria, che alla fine comprese quasi
300 piazzeforti fortificate (e tutte ben munite d'uomini) e si
dimostr in grado di bloccare ogni tentativo nemico di penetrare
al cuore del regno. Fra il 1702 e il 1711, malgrado una serie di
sconfitte catastrofiche (Blenheim, Torino, Ramillies, Oudenaarde)
e la caduta di innumerevoli citt sotto assedio, la catena delle
barriere di Vauban, costituita di fortezze di artiglieria
disposte lungo una linea spezzata di postazioni in grado di
operare a difesa reciproca, come una sorta di gigantesca trace
italienne [sistema di fortificazione a bastioni pentagonali armati
di artiglieria attuato per la prima volta in Italia] tra il Mare
del Nord e la Mosa, fu in grado di tenere a bada i nemici della
Francia fino a che, giunti costoro alla linea Ne plus ultra, la
guerra ebbe termine. Non per nulla Vauban defin l'accurata
costellazione delle sue fortezze pr carr, un teatro di duelli.
Quando erano integrate in modo organico in un sistema di difesa,
le fortificazioni alla moderna diventavano il fattore determinante
nella conduzione della guerra. Uno scrittore inglese di cose
militari, John Cruso, osservava nel 1632: Nelle guerre moderne,
le azioni consistono soprattutto di assedi, assalti, sortite,
scaramucce, eccetera, mentre le battaglie campali sono sempre pi
rare. E' del 1677 il giudizio di Roger Boyle, che abbiamo
riportato sopra, secondo il quale ormai gli assedi erano almeno
venti volte pi frequenti delle battaglie, mentre esattamente
nello stesso anno Johann Behr affermava che le battaglie campali
hanno ormai praticamente perso ogni interesse... A quanto pare,
oggi l'intera arte della guerra si riduce a escogitare attacchi
astuti e a edificare fortificazioni ingegnose. L'argomento fu
approfondito efficacemente dallo stesso Vauban in un trattatello
databile all'incirca al 1670:
.
L'attacco alle roccaforti  stato sempre considerato - e
giustamente - come uno degli aspetti fondamentali dell'arte della
guerra. Ma da quando il numero delle fortezze  aumentato al punto
che non  pi possibile penetrare in territorio nemico senza
doversela vedere con molte citt fortificate, la sua importanza 
ancora aumentata, tanto che si pu dire che oggi soltanto questo
tipo di guerra offra strumenti adeguati per la conquista e la
difesa. Certo, la vittoria in una battaglia cede al vincitore il
controllo di ampi territori, ma  solo la presa delle fortezze che
gli consegner in mano l'intera nazione... Si potrebbe dire che
combattere una guerra soltanto con gli assedi espone lo stato a
rischi inferiori e offre migliori opportunit di conquista: non 
quindi un caso che oggi questa sia la forma di guerra pi diffusa
nei Paesi Bassi, in Spagna e in Italia, paesi in cui senza alcun
dubbio le guerre sono condotte con un'attenzione, una cura e una
disciplina ancora sconosciute altrove. In Germania le battaglie
campali giocano un ruolo pi importante perch il territorio  pi
aperto e vi sono meno fortezze.

Il maresciallo aveva ragione. La distruzione di un grosso esercito
da campo nel teatro dei duelli normalmente determinava, anche a
distanza da questo, la resa di molte se non tutte le fortezze che
dipendevano dal suo sostegno: dopo la battaglia di Nrdlingen
(1634), durante la guerra dei Trent'anni, quasi tutte le
guarnigioni protestanti della Germania meridionale si arresero;
dopo Naseby (1645), durante la Guerra civile inglese, la quasi
totalit delle guarnigioni realiste delle Midlands trattarono la
resa. Ma in Olanda, dove, come osservava Vauban, erano poche le
citt prive di efficaci fortificazioni, malgrado pi di 60
battaglie e 200 assedi, il paese non era mai stato totalmente
soggiogato.

La ragione  ovvia: nei Paesi Bassi perdere una battaglia non
comporta gravi conseguenze, perch si pu inseguire un esercito in
rotta per due, al massimo tre o quattro leghe, ma poi
inevitabilmente ci si imbatte in qualche vicina fortezza nemica
che blocca i vincitori e offre rifugio agli sconfitti, salvandoli
da una totale disfatta.

A mano a mano che si and affermando la costruzione delle fortezze
d'artiglieria, in tutt'Europa, una regione dopo l'altra, si
accrebbe l'importanza degli assedi rispetto alle battaglie
campali, e le guerre tesero a perdurare indefinitamente.
